Una settimana di incontri, musica, cinema e immagini a sostegno della rivoluzione del Rojava
All’interno del Festival Th!nk P!nk di Fattoria Vittadini

14 – 20 novembre 2019, The Art Land, Fabbrica del Vapore
a cura di Acea odv e Cisda

È il 17 ottobre, sono passati nove giorni dall’inizio dell’offensiva turca contro il Rojava. La situazione è in continua evoluzione, di ora in ora il numero degli sfollati, insieme a quello delle vittime e dei feriti, cresce. L’esercito turco non si fa scrupoli ad attaccare gli ospedali e le postazioni delle organizzazioni impegnate sul campo nel contenimento della crisi umanitaria. Il progetto di Erdogan prevede l’invasione e occupazione di gran parte dei territori del Rojava e la totale sostituzione etnica, come già è avvenuto ad Afrin. Atrocità disumane, sparizioni, torture, stupri. Stati Uniti, Russia, Iran e i paesi dell’unione Unione Europea fanno solo dichiarazioni vuote in nome di interessi che poco hanno a che vedere con la salvaguardia delle vite dei civili siriani. Le alleanze messe in campo tra Erdogan e gli USA e sempre Erdogan con la Russia mostrano chiaramente i veri intenti di questa guerra: spazzare via l’unica esperienza al mondo di società democratica dal basso, femminista ed ecologista. Mentre i combattenti delle Ypg e Ypj, insieme a parte della popolazione che ha deciso di prendere le armi, difendono strenuamente civili, città e rivoluzione.
È il 17 ottobre e ci troviamo a dover aggiungere un paragrafo alle righe già stese, con le quali pensavamo di raccontarvi questo progetto. Mai ci saremmo aspettate che questa mostra, nata nell’intento di raccontare in modo semplice una realtà poco conosciuta, così da portarla a un pubblico ampio, potesse trasformarsi in una controffensiva, un urlo di protesta nel mezzo dei bombardamenti. E invece così è stato. Ci troviamo in questo assordante rumore di distruzione, a gridare e a chiedere a voi di gridare con noi, affinché le grida diventino canti di resistenza. 

Nel novembre 2018 nel cantone di Cizîrê del Rojava, il Kurdistan siriano, viene inaugurato Jinwar, un piccolo villaggio costruito interamente dalle donne per le donne. Le abitanti di Jinwar sono curde, arabe, yazide, assire, turcomanne, sono giovani e anziane, con figli e senza, vedove di guerra e non. Molte di loro sono impegnate in prima persona nella difesa dell’autonomia democratica del Kurdistan, altre sono a Jinwar perché in cerca di un rifugio, un tempo, una dimensione in cui riappropriarsi della propria storia e di ciò che è stato loro sottratto dalla società patriarcale. Quella del popolo curdo è una delle poche rivoluzioni ancora in atto nel mondo. Una rivoluzione ispirata paradigma del confederalismo democratico tracciato da Abdullah Öcalan. Uno straordinario esempio di democrazia, che si erge sui principi della pacifica convivenza tra popoli di etnie, culture e religioni differenti; sul superamento dello Stato-nazione; una società femminista ed ecologista. A Jinwar e nel resto del Kurdistan i rapporti di potere che vedono l’uomo dominare sulla donna, il genere umano dominare la natura vengono di giorno in giorno erosi dalle loro radici culturali, nella ricerca e la messa in pratica di un’alternativa alla società capitalistica, che soffoca la voce di ogni minoranza, sacrificando la biodiversità naturale e culturale in nome di una smisurata crescita. Questo attraverso un’attenta amministrazione della società che, attraverso l’organizzazione in assemblee, comitati popolari e case delle donne, è in grado di dare voce e risorse a tutti, nel rispetto della parità di genere e nella difesa del bene collettivo. Ma anche attraverso un sistema sociale e produttivo ecologico, calibrato sugli equilibri dell’ecosistema, nel totale rispetto dell’ambiente, caratterizzato dalla presenza di cooperative agricole e sviluppato secondo il principio della differenziazione delle colture. 
Tutte le reali rivoluzioni comportano un cambio di paradigma e per questo sono regolarmente messe sotto attacco da chi su certi modelli sta costruendo la propria espansione, a discapito degli equilibri globali. È per questo che la rivoluzione delle donne di Jinwar e del Rojava è una rivoluzione del pensiero che dobbiamo fare nostra. Noi donne e uomini europei possiamo fare parte di questo cambiamento, attraverso piccoli gesti quotidiani e attraverso una presa di coscienza, che passa dalla conoscenza e dall’informazione. Questa iniziativa non nasce con la pretesa di scrivere un racconto storico, stratificato e complesso nella sua interezza, bensì quella di schizzare in pochi, semplici tratti il disegno di una diversa possibilità per tutti noi. 


La mostra presenta materiale video e fotografico di natura e provenienza diversa. Da una parte troviamo scatti che attiviste e ricercatrici impegnate nel sostegno alla causa curda (Giovanna Cardarelli, Cisda Milano; Laura Quagliuolo, Cisda Milano; Fabiana Cioni, Rete Jin – IUAV; Zi, comunità curda Londra) hanno realizzato nel corso di viaggi di conoscenza e di studio; dall’altra le immagini di fotografi e videomaker professionisti (Claudia Ferri e Giacomo Betti): due sguardi molto diversi, che insieme raccontano le contraddizioni di un paese in guerra. Si mostrano infine immagini realizzate e pubblicate dalle stesse abitanti di Jinwar e nell’ambito della campagna internazionale Make Rojava Green Again

Al cuore della programmazione vi saranno inoltre incontri pubblici di approfondimento con combattenti internazionalisti, attivisti e giornalisti, insieme a proiezioni cinematografiche e una serata di musica. Saranno con noi gli ex combattenti YPG e YPJ Davide Grasso e Maria Edgarda Marcucci, l’attivista Cristina Cattafesta, la giornalista Bianca Senatore, la regista e giornalista Benedetta Argentieri e i musicisti Yalda Abbasi e Ashti Abdo.

Il ricavato dell’iniziativa sarà interamente destinato a finanziare Mezzaluna Rossa Kurdistan Onlus, organizzazione umanitaria attualmente impegnata nell’assistenza sanitaria all’interno delle zone interessate dall’aggressione turca, e il villaggio di Jinwar, che non si arrende di fronte alla guerra e che continua a fiorire grazie alle cure, all’energia e alla voce delle sue abitanti. 

Un grande grazie va a tutti gli ospiti, agli autori dei materiali in mostra, a Paola GalassiChiara LicataDiego Mayon e Laura Tanzi per il prezioso aiuto.

Infine, un ringraziamento speciale a Sara GhebregzabherMarta MozzatiLaura QuagliuoloThelma Scott e Jessica Todaro, che hanno dedicato con generosità il loro tempo, la loro energia e la loro intelligenza alla lavorazione di questo progetto.

PROGRAMMAZIONE

  • Giovedì 14
    18.30   La rivoluzione delle donne. Jinwar: village of free women
    Inaugurazione della mostra
  • Venerdì 15
    18.30   Come e perché raccontare qui una rivoluzione lontana, incontro con Davide Grasso (ex combattente YPG). 
    21.00   Concerto di Yalda Abbasi e Ashti Abdo 
  • Sabato 16
    18.30   Mostra in asta
    Asta dei materiali in mostra a sostegno di Jinwar 
    Con il contributo di Giacomo Betti, Giovanna Cardarelli (Cisda Milano), Fabiana Cioni (Rete Jin), Claudia Ferri, Laura Quagliuolo (Cisda Milano), Zi (Comunità curda Londra). Condotto da Paola Galassi e Laura Tanzi
    21.30   Proiezione del film Binxêt. Sotto il confine, di Luigi D’Alife
  • Domenica 17
    18.30   Territori di rivoluzione al femminile. Attivismo sul campo e a distanza
    Incontro con Maria Edgarda Marcucci (ex combattente YPJ) e Cristina Cattafesta (Cisda Milano). Modera: Bianca Senatore
    21.00   Proiezione del film I am the revolution, in presenza della regista Benedetta Argentieri

La mostra sarà visitabile tutti i giorni dal 15 al 20 novembre, dalle 10.00 alle 19.00, ad ingresso gratuito. Gli incontri e le proiezioni sono a partecipazione libera e gratuita.
Il costo del biglietto del concerto del 15.11 è di 10 €.
Prevendite disponibili su EventBrite.com
Per partecipare all’asta segnalare la propria presenza a info.aceaonlus@gmail.com

Dove:
Spazio The Art Land, Fabbrica del Vapore
Via Giulio Cesare Procaccini 4, 20154 Milano

Per info e prenotazioni: info.aceaonlus@gmail.com

347 1388767

02 84259130