Accoglienza, spazio fisico e condizione umana | esposizione fotografica
presso TheArtLand, Fabbrica del Vapore (31.01 – 13.02) e Biofficina (14.02 – 13.03), Milano. Evento Facebook.

Seduto a terra, di fianco a lui, ascolto Kamal raccontare di sé. La sala è grande, silenziosa, e con ampie vetrate sul paesaggio montano. Il sole, celato dalle nubi, diffonde una luce fredda e orizzontale; pochi ragazzi seduti qui e là. Chi assorto nei suoi pensieri, chi concentrato sullo schermo del telefonino. All’improvviso di nuovo quel pensiero che spesso mi ha seguito durante questo viaggio. È incredibile che mi stia raccontando tutto questo. Spiazzato dall’apparente serenità del mio accompagnatore, mi trovo ancora una volta a chiedermi: che diritto ho di trovarmi qui? Chi sono io per loro? Qual è veramente il mio ruolo in tutto ciò? È per questo che sento il dovere di raccontare la loro storia e la loro quotidianità, e ho voluto farlo nel linguaggio che più mi appartiene: la fotografia. 
Andrea Ferro 

Nel solo 2016, anno di realizzazione del reportage di Andrea Ferro, il numero di persone che hanno lasciato l’Italia è stato notevolmente superiore al numero dei migranti approdati sulle sue coste. Sono circa 285,000 gli italiani che hanno fatto le valigie per migrare all’estero in cerca di migliori opportunità, cifra che supera di almeno 100,000 unità quella dei migranti arrivati in Italia nello stesso periodo. 

Realizzato in Veneto, una regione chiave del nord Italia e nei flussi migratori verso l’Europa, No Promised Land mostra per la prima volta lo stretto rapporto tra spazio fisico e vita quotidiana nelle strutture di accoglienza, così come tra architettura e migrazioni. È un percorso fotografico in cui, come in una narrativa visuale, ogni edificio è il capitolo di una storia che giunge infine a modellare la realtà sconosciuta del “sistema di accoglienza” per migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Il risultato è qualcosa di molto diverso da ciò che siamo abituati a vedere. 

A partire dal reportage che Andrea Ferro realizza in Veneto, cui segue la pubblicazione del volume edito Crowdbooks, Acea Odv e Rete Migrazioni e Lavoro intendono aprire uno spazio di indagine e confronto sul sistema di accoglienza nel territorio milanese. 

Dal 2016 a oggi, l’accoglienza di migranti, richiedenti asilo e rifugiati ha subito una decisiva svolta in senso restrittivo. Le condizioni sociali e politiche nazionali e internazionali sono da allora mutate. Tuttavia la vera trasformazione ha investito il senso stesso della parola accoglienza, ponendo le basi per la recente costruzione di un impianto normativo deformato e lacunoso, e affondando al contempo le sue radici al di là dei recenti esiti normativi. Se con accogliere non si intende rispondere a esigenze sanitarie, sociali, relazionali, umane; se accogliere non consiste nel garantire i diritti civili fondamentali di ogni donna e uomo; garantire accesso al lavoro, alla formazione, a percorsi di orientamento e inclusione sul territorio; se accogliere si riduce alla mera risposta del primario bisogno abitativo, ecco che un sistema di accoglienza si trasforma nel suo contrario: un sistema di controllo, coercizione e contenimento. Parlare di accoglienza porta allora a interrogarsi sul sistema del welfare abitativo nel suo complesso, sul suo significato e sul suo impatto su ognuno di noi. 

Tra i due estremi ci sono centinaia di sfaccettature intermedie, caratterizzate dai più diversi modelli gestionali: soluzioni istituzionali o nate dall’iniziativa civica e privata, più e meno virtuose. Le immagini di Andrea Ferro ci guidano là dove il dibattito pubblico non ci arriva: attraverso gli spazi, le architetture, le forme, nelle condizioni reali di esistenza in cui si consuma la quotidianità di coloro per cui l’Italia è luogo di transito o di costruzione della propria nuova casa. 

1 – 13 febbraio | The Art Land, Fabbrica del Vapore Via G. C. Procaccini 4, Milano
14 febbraio – 13 marzo | Biofficina
Via Signorelli 13, Milano
Inaugurazione: 31 gennaio 2020 | The Art Land – Fabbrica Del Vapore | Ore 18.30